Quando qualcuno mi propone la sua app, la prima frase è quasi sempre la stessa: "fa 2.000 € al mese". Bello. Ma è la domanda sbagliata. La vera domanda è: quanto ne resta davvero in tasca, e quanto è solido nel tempo?
I ricavi raccontano metà storia
Il ricavo è il numero che tutti mostrano perché è quello che fa scena. Ma un'app può incassare 2.000 € e:
- bruciarne 1.400 in costi cloud, commissioni e licenze;
- reggere solo finché il fondatore ci mette 20 ore a settimana gratis;
- avere una crescita gonfiata da un singolo mese fortunato.
In tutti e tre i casi il "fa 2.000 € al mese" è vero e ingannevole allo stesso tempo.
Io parto dai costi reali
La cosa che guardo per prima non sono i ricavi: sono i costi infrastrutturali veri, quelli che non si possono raccontare diversamente da come sono. Da lì capisci il margine reale — e il margine reale è ciò che un compratore compra davvero.
Il prezzo giusto non è quello che speri. È quello che i numeri reggono anche quando li guardi da vicino.
Tre segnali che faccio sempre
- Costi per unità, non costi totali: quanto mi costa servire un utente o una transazione.
- Coerenza tra fonti: i ricavi dichiarati combaciano con la telemetria d'uso?
- Affidabilità dei dati: pochi mesi di storico valgono meno di un anno pulito.
Niente formule magiche, niente prezzi a occhio. Solo numeri che stanno in piedi — e quando non stanno in piedi, lo dico.
Se hai un'app e vuoi capire quanto vale davvero (o vuoi comprarne una senza farti raccontare favole), dai un'occhiata a Valuta & Vendi.